L’aumento del numero di animali anziani ed il parallelo cambiamento delle aspettative di gran parte dei caregivers che vivono con loro richiede al medico veterinario un’adeguata formazione in ambito gerontologico e geriatrico¹,².
L’obiettivo delle geroscienze è comprendere la biologia dell’invecchiamento al fine di prolungare la vita e mitigare gli impatti negativi che questo può avere sulla salute e sulla funzionalità dei vari tessuti ed organi. Oggi la geriatria quindi non si occupa più esclusivamente di trovare strategie per aumentare la aspettativa di vita di cani e gatti, ma è chiamata ad individuare strumenti preventivi e terapeutici per garantire loro una buona qualità di vita anche in età avanzata.²,³
La letteratura scientifica nell’ultimo decennio si è arricchita di numerose pubblicazioni sull’argomento. Queste ci forniscono la possibilità di trovare molte informazioni utili e di poter approfondire questo ambito di studio per avere gli strumenti migliori per approcciare adeguatamente i pazienti in età avanzata sul piano clinico e comportamentale, supportando la cura da parte dei loro caregivers.
La vecchiaia non è malattia, ma una fase di vita nella quale si susseguono ed accumulano cambiamenti fisici e metabolici normali in un organismo che lavora da anni per mantenersi in equilibrio a seguito delle sollecitazioni che riceve.⁴
Ciò che caratterizza l’animale che invecchia è spesso un progressivo cambiamento comportamentale, talvolta trascurato dalla famiglia, inconsapevole delle possibilità di intervenire preventivamente e di supportare l’animale per rallentarne i processi degenerativi².
Le alterazioni sensoriali, come i deficit visivi o uditivi, l’ipogeusia, l’alterazione della nocicezione – spesso aumentata – e l’anosmia sono fattori che hanno un forte impatto negativo sul benessere complessivo del cane e gatto in età avanzata.⁵
La tolleranza allo stress e la facilità ad ammalarsi sono altri elementi caratterizzanti la geriatria. La sindrome della fragilità, molto studiata in gerontologia umana, caratterizza la base del processo di invecchiamento, riducendo gradualmente l’adattabilità ai cambiamenti⁶.
Ogni alterazione che subentra in un animale anziano aggrava il suo carico allostatico, avvicinandolo a quel limite di cambiamenti che l’organismo sano può affrontare senza entrare in uno stato di stress cronico e senza incorrere in possibili malattie comportamentali o fisiche. Il superamento del carico allostatico può essere accelerato o determinato da alcuni farmaci, da problemi gastrointestinali, da malattie dermatologiche o da malattie ortopediche o dentali ed è per questo che l’anziano richiede un approccio clinico adeguato, approfondito nell’ottica della massima prevenzione possibile.⁷
I cambiamenti comportamentali, tra cui ansia, tendenza a nascondersi, vocalizzazioni e alterazioni delle interazioni sociali, possono riflettere gli effetti emotivi e psicologici dello stress. Per questa ragione è fondamentale per il medico veterinario geriatra seguire delle strategie individualizzate per gestire i problemi multifattoriali che caratterizzano questa fase di vita, i fattori stressanti e conoscere le prassi più adatte a supportare i caregivers nella gestione e nella relazione con il loro animale.
Questo numero fornirà una review sui meccanismi patogenetici alla base dell’invecchiamento e sulle strategie pratiche per la prevenzione, la diagnosi precoce e la gestione della sindrome della disfunzione cognitiva nel cane e gatto anziani.